Perché il dollaro statunitense è improvvisamente sotto pressione
Dopo mesi di stabilità, l'indice del dollaro statunitense ha appena registrato il suo più grande calo settimanale dalla "Giornata della Liberazione", potenzialmente scendendo a livelli non visti dall'inizio del 2022. L'ultimo calo non è casuale: è il risultato di shock a breve termine sovrapposti e preoccupazioni strutturali a lungo termine.
Le tensioni geopolitiche, inclusi segnali controversi riguardo la Groenlandia, hanno scosso la fiducia globale nell'impegno degli Stati Uniti verso l'ordine basato sulle regole. Anche dopo la de-escalation, i mercati sono rimasti inquieti. Allo stesso tempo, le interventi sul cambio hanno avuto un ruolo importante: il Giappone è intervenuto per difendere lo yen, il franco svizzero è aumentato come bene rifugio e entrambe le mosse hanno indebolito la forza relativa del dollaro.
A livello domestico, la disfunzione politica sta aggiungendo carburante. Una imminente chiusura del governo e rinnovate minacce all'indipendenza della Federal Reserve stanno riaccendendo le paure di una politica monetaria politicizzata e di inflazione futura. A lungo termine, la tendenza è ancora più chiara: le banche centrali globali stanno riducendo costantemente l'esposizione al dollaro, spostandosi verso l'oro e asset di riserva alternativi.
Il takeaway: questo non è solo un calo a breve termine. È un segnale di avvertimento che la dominanza del dollaro è in fase di test in un periodo di incertezza geopolitica, tensione istituzionale e diversificazione globale.
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