Le normative sui beni digitali di Hong Kong affrontano una reazione negativa a causa di regole di licenza più severe
Le proposte di cambiamento normativo per la gestione dei beni digitali a Hong Kong hanno suscitato una forte opposizione da parte degli esperti del settore. L'Associazione dei Professionisti dei Titoli e dei Futures di Hong Kong (HKSFPA) ha sollevato preoccupazioni sul fatto che le regole più severe potrebbero scoraggiare i gestori di beni tradizionali dall'entrare nello spazio delle criptovalute.
La questione principale risiede nella proposta di rimozione della soglia "de minimis" per i gestori con licenza di Tipo 9. Sotto l'attuale quadro normativo, queste aziende possono investire fino al 10% del valore lordo degli attivi di un fondo in beni digitali senza richiedere una licenza separata per la gestione di beni virtuali, a condizione di informare il regolatore.
Tuttavia, le nuove regole richiederebbero che qualsiasi esposizione, indipendentemente da quanto piccola, come un investimento dell'1% in Bitcoin, richieda una licenza completa per la gestione di beni virtuali. L'HKSFPA sostiene che questo approccio "tutto o niente" è eccessivamente gravoso e potrebbe scoraggiare i gestori di beni dal sperimentare con le criptovalute, date le significative spese di conformità per un'esposizione al rischio minima.
Le modifiche proposte influenzerebbero anche i gestori di beni che attualmente sono al di fuori del quadro di licenza di Tipo 9. Alcuni gestori, che si concentrano esclusivamente sui beni digitali, non possiedono una licenza di Tipo 9 perché le loro attività non si adattano al modello tradizionale di gestione di portafogli di titoli.
Sotto le nuove normative, sarebbero costretti a ottenere una licenza per la gestione di beni virtuali, ampliando l'ambito normativo e imponendo ulteriori ostacoli normativi.
