Le criptovalute stanno guadagnando rapidamente terreno in Iran, emergendo come una delle tendenze più discusse del paese. Con l'intensificarsi delle pressioni economiche e la continua incertezza politica, sempre più iraniani si rivolgono agli asset digitali come alternativa ai sistemi finanziari tradizionali.

Dati recenti suggeriscono che il mercato delle criptovalute in Iran è cresciuto a un ritmo eccezionale, posizionandolo tra gli ecosistemi crypto in più rapida espansione a livello mondiale. Un rapporto di una società di analisi blockchain stima che i volumi di transazione crypto in Iran abbiano raggiunto circa otto miliardi di dollari nel 2025, rappresentando oltre il due percento del PIL annuale del paese.

L'impennata è strettamente legata al forte calo della valuta nazionale. Negli ultimi sei mesi, il valore di Bitcoin rispetto al rial iraniano è stimato essere aumentato di circa venti volte. Fattori come le tensioni regionali, le proteste in corso e la rapida svalutazione del rial hanno svolto un ruolo importante nel spingere le persone verso le valute digitali.

Per molti iraniani, le criptovalute non sono più viste semplicemente come investimenti speculativi. Invece, vengono sempre più considerate come un modo per proteggere i risparmi, trasferire capitali e affrontare l'instabilità finanziaria. Gli analisti notano che gli asset digitali sono diventati una risposta pratica a sanzioni, inflazione e a un sistema economico in indebolimento.

Il rial ha perso circa il novanta percento del suo valore negli ultimi anni, mentre l'inflazione annuale rimane sopra il quaranta percento. In queste condizioni, Bitcoin e altre criptovalute stanno diventando un deposito di valore preferito per gli individui che cercano di preservare il loro potere d'acquisto.

L'attività blockchain indica anche un cambiamento evidente nel comportamento degli utenti. Sempre più utenti iraniani stanno trasferendo il loro Bitcoin dalle borse a portafogli personali, specialmente negli ultimi mesi. Questa tendenza si è intensificata in vista delle interruzioni di internet a livello nazionale all'inizio del 2026, suggerendo un crescente desiderio di controllo diretto sugli asset durante periodi di maggiore incertezza economica e politica.

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