💥💫😱 Peter Schiff incolpa la Fed mentre l'oro crolla del 25%: Perché i mercati non lo stanno comprando
Nel marzo 2026, l'oro ha subito un crollo storico, scendendo del 25% dal suo massimo storico di $5,600 a meno di $4,200 per oncia. Questa svendita ha cancellato oltre $10 trilioni di valore, quasi 7,6 volte la capitalizzazione di mercato di Bitcoin. L'argento ha sofferto ancora di più, crollando quasi del 50% per raggiungere un minimo di tre mesi intorno a $61.
L'economista Peter Schiff ha caratterizzato la svendita come "irrazionale," sostenendo che gli investitori stanno interpretando in modo errato l'impatto della Federal Reserve. Schiff ha osservato che mentre i trader stanno vendendo oro per timori che l'alta inflazione impedirà alla Fed di ridurre i tassi, i tassi di interesse reali stanno effettivamente diminuendo, una condizione storicamente favorevole per l'oro. Ha criticato la resilienza del mercato azionario, suggerendo che le azioni dipendono molto di più dalle riduzioni dei tassi rispetto ai metalli preziosi.
Schiff ha anche sollevato allarmi sulla politica fiscale degli Stati Uniti, evidenziando la conferma del Segretario del Tesoro Scott Bessent che la spesa per la guerra sarebbe finanziata attraverso il debito piuttosto che le tasse. Schiff ha avvertito che questo percorso porta a "maggiore inflazione e più debito," sostenendo che la minaccia principale per l'economia statunitense proviene dall'irresponsabilità fiscale di Washington. Con i rendimenti delle obbligazioni decennali che raggiungono il 4.4%, Schiff prevede una crisi finanziaria potenzialmente peggiore del 2008.
Gli analisti sono divisi sulla causa del crollo. Mentre alcuni citano liquidazioni forzate e un aumento del 10% nei requisiti di margine CME, altri puntano a un forte Indice del Dollaro Statunitense (DXY) che raggiunge 100.50. Nonostante le attive tensioni geopolitiche in Medio Oriente, l'oro non è riuscito a fungere da rifugio sicuro, portando gli esperti a interrogarsi se si tratti di un temporaneo "ripristino della posizione" o di un cambiamento strutturale nel modo in cui i mercati valutano gli attivi di copertura dall'inflazione.

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