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L'argento è sceso dell'1,6% giovedì, scendendo nell'area di $82 durante le ore europee mentre il dollaro USA ha registrato una notevole ripresa. La mossa è arrivata dopo che due importanti dati rilasciati dagli Stati Uniti hanno ricordato ai mercati che l'economia ha ancora qualche resistenza.

Il rapporto sulle buste paga private dell'ADP ha mostrato 63.000 posti di lavoro aggiunti a febbraio, superando le stime degli analisti e alleviando un po' dell'ansia recente riguardo alla debolezza del mercato del lavoro. Inoltre, l'ISM Services PMI è aumentato a 56,1 il mese scorso rispetto al 53,8 di prima, una lettura che segnala una vasta espansione nel settore dei servizi e rende un taglio dei tassi della Fed a breve termine più difficile da raggiungere.

L'Indice del Dollaro è risalito a circa 99.10, in aumento di circa lo 0.35% nella sessione. Per l'argento, un dollaro più forte crea una testa di vento familiare: gli attivi denominati in dollari diventano semplicemente più costosi per gli acquirenti che detengono altre valute, il che tende a trascinare la domanda.

Il rumore geopolitico ha fornito un certo supporto per i prezzi, con l'escalation militare in corso che coinvolge gli Stati Uniti, Israele e l'Iran che mantiene vivo l'interesse per i beni rifugio. Questa tensione ha sostenuto ampiamente i metalli preziosi, anche se non è stata sufficiente a compensare la rinnovata forza del dollaro giovedì.

Da un punto di vista macro, i dati positivi intaccano il caso per un'azione dovish della Fed nel breve termine. Con le aspettative di taglio dei tassi che si attenuano, le alternative che generano rendimento appaiono più attraenti rispetto all'argento non produttivo: una dinamica che potrebbe mantenere pressione su XAG/USD nelle sessioni a venire, a meno che il sentiment di rischio non deteriori bruscamente.

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